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Diritto d’autore e IA generativa


16 Marzo 2026|Risoluzione PE 10 marzo 2026|avv.celotti

Il 10 marzo 2026 il Parlamento europeo ha adottato la Risoluzione P10_TA(2026)0066, intitolata «Diritto d'autore e intelligenza artificiale generativa — Opportunità e sfide». Non si tratta ancora di una legge, ma di un documento politico di grande peso, destinato a orientare la legislazione europea nei mesi e anni a venire. Per autori, artisti, fotografi, giornalisti, musicisti e imprese creative è un segnale chiaro: la partita sulla tutela della creatività umana nell'era dell'IA è appena cominciata, e l'Europa intende giocarla sul serio.

In questo articolo analizziamo i punti salienti della Risoluzione in linguaggio accessibile, spieghiamo cosa cambia (o potrebbe cambiare) per chi crea contenuti, e offriamo una guida pratica per chi vuole proteggere il proprio lavoro.

Come funziona l'IA generativa e perché tocca il diritto d'autore

L'intelligenza artificiale generativa è una tecnologia che crea contenuti nuovi — testi, immagini, musica, video, codice — imparando da enormi quantità di materiale preesistente. Per farlo, i sistemi di IA vengono addestrati su dataset composti da miliardi di file raccolti principalmente da internet: libri, articoli, fotografie, opere musicali, siti web.

Il problema, sollevato con forza nella Risoluzione europea, è che questa raccolta avviene spesso senza il consenso degli autori e senza alcun compenso. Il Parlamento europeo parla esplicitamente di «violazione diffusa» delle norme in materia di diritto d'autore, citando la raccolta non autorizzata di opere, il mancato rispetto dei diritti riservati e l'uso di fonti usurpative.

📌 Cosa dice la Risoluzione
Esistono prove di una violazione diffusa delle norme in materia di diritto d'autore da parte dei fornitori di IA generativa. Il Parlamento europeo definisce questo fenomeno «un'appropriazione indebita di valore a scapito del settore culturale» e chiede misure urgenti.

Il quadro normativo: cosa dice la legge oggi

La norma chiave è la Direttiva (UE) 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale. Essa disciplina il cosiddetto text and data mining (TDM), ovvero l'estrazione automatica di informazioni da grandi quantità di testi e dati:


  • Ricerca scientifica: il TDM è consentito senza autorizzazione.

  • Usi commerciali (art. 4): il TDM è consentito salvo che il titolare non abbia riservato le proprie opere con un esplicito opt-out.

  • Il problema: il PE rileva che questi meccanismi sono «spesso poco pratici», tecnicamente aggirabili e privi della trasparenza necessaria.

Nel 2024 è entrato in vigore l'AI Act (Regolamento UE 2024/1689), che impone ai fornitori di modelli di IA a finalità generale (GPAI) di pubblicare una sintesi pubblica dei contenuti usati per l'addestramento e di adottare una policy conforme al diritto d'autore — obblighi operativi dal 2 agosto 2025.

⚖ Il Codice di buone pratiche GPAI
La Commissione europea ha pubblicato il 10 luglio 2025 un Codice di buone pratiche per i modelli GPAI, con un capitolo specifico sul diritto d'autore. Tuttavia, la sua adesione è volontaria: non tutti i fornitori lo hanno sottoscritto, in particolare la sezione sul copyright.

Cosa chiede il Parlamento europeo: le novità della Risoluzione 2026

Applicazione uniforme delle norme a tutti i fornitori di IA

Uno dei punti più rilevanti riguarda l'ambito geografico. Il PE chiede che le norme europee sul diritto d'autore si applichino a tutti i fornitori di IA che offrono prodotti o servizi nell'UE, indipendentemente da dove hanno sede o dove eseguono fisicamente l'addestramento dei modelli. Un fornitore americano o asiatico che vende servizi in Europa non può sottrarsi alle regole europee.

Niente sanatoria retroattiva con le licenze

Il PE chiarisce un punto cruciale: la stipula di accordi di licenza successivi non può sanare usi già compiuti senza autorizzazione. Chi ha usato opere altrui senza consenso e poi firma una licenza non si «mette in regola» automaticamente per il passato.

Trasparenza e remunerazione equa

La Risoluzione chiede che i creatori abbiano strumenti concreti per sapere se le proprie opere sono state usate nell'addestramento di un sistema di IA e, in caso affermativo, per ricevere un compenso equo. La trasparenza è il presupposto indispensabile per far valere i propri diritti.

⚠ Il rischio per la democrazia
Il PE evidenzia che la proliferazione di contenuti generati dall'IA rischia di «offuscare i confini tra verità e falsità» e di alterare il pensiero critico, mettendo a rischio la stessa democrazia europea. Per questo la tutela del diritto d'autore non è solo una questione economica, ma civile.

Domande frequenti sul diritto d'autore e l'IA generativa

▸  L'IA può usare liberamente le mie opere per addestrarsi?
No, non liberamente. La direttiva 2019/790 consente il text and data mining per usi commerciali solo se il titolare non ha esercitato l'opt-out. Tuttavia, il PE rileva che molti fornitori di IA ignorano sistematicamente questi diritti riservati. La situazione è in evoluzione e si attendono pronunce giudiziarie e nuovi atti normativi.

▸  Cosa devo fare per riservare i miei diritti (opt-out)?
Devi inserire nelle condizioni d'uso del tuo sito web, nei metadati dei file e nelle dichiarazioni che accompagnano le tue opere una riserva esplicita dei diritti per il TDM, come previsto dall'art. 4 della direttiva 2019/790. Consulta un avvocato per adottare la soluzione più adatta alla tua situazione.

▸  Un'opera generata dall'IA è protetta dal diritto d'autore?
In base al diritto UE vigente, il diritto d'autore protegge creazioni con un contributo intellettuale originale di un autore umano. Un output puramente automatico di un sistema di IA non è generalmente tutelabile. Il PE chiede alla Commissione di chiarire definitivamente questo punto.

▸  La Risoluzione del 10 marzo 2026 è già in vigore come legge?
No. Le risoluzioni del PE non sono atti legislativi vincolanti. Esprimono la posizione del Parlamento e sollecitano la Commissione a presentare proposte normative. Il quadro giuridico attualmente in vigore è costituito dalla direttiva 2019/790 e dall'AI Act (Reg. 2024/1689).

▸  Posso fare causa a un'azienda di IA se ha usato le mie opere?
In linea teorica sì, se riesci a dimostrare che le tue opere protette sono state usate senza consenso e in violazione della normativa applicabile. La giurisprudenza è ancora scarsa ma in rapido sviluppo. Prima di procedere, è essenziale una valutazione legale approfondita del caso concreto.

Cosa possono fare oggi autori, artisti e imprese creative

In attesa che il quadro normativo si consolidi, ci sono alcune azioni concrete che chi crea contenuti può già intraprendere:


  • Inserire una riserva esplicita dei diritti per il TDM nelle condizioni d'uso del proprio sito e nei metadati delle opere.

  • Monitorare i fornitori di modelli GPAI che pubblicano le sintesi dei dataset (obbligo AI Act dal 2025) per verificare se le proprie opere sono state incluse.

  • Conservare evidenza documentale della propria paternità creativa: date di creazione, versioni intermedie, contratti, pubblicazioni.

  • Valutare l'adesione a organismi di gestione collettiva che stanno negoziando accordi di licenza con i fornitori di IA.

  • Consultare un avvocato specializzato per un'analisi del proprio caso specifico, soprattutto in caso di sospetta violazione già avvenuta.

Conclusioni: un primo passo importante, ma non ancora l'arrivo

La Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2026 non risolve il problema, ma lo nomina con chiarezza e autorevolezza. Per la prima volta, la massima assemblea elettiva dell'Unione europea afferma esplicitamente che le violazioni dei diritti d'autore da parte dei fornitori di IA sono documentate, inaccettabili e incompatibili con i valori europei.

Per autori, artisti e imprese creative, questo è il momento di informarsi, di proteggere il proprio patrimonio creativo con gli strumenti già disponibili e di seguire l'evoluzione normativa. Il diritto d'autore è automatico — non serve registrarlo — ma per farlo valere nell'era dell'IA serve consapevolezza, proattività e, nei casi più complessi, il supporto di un professionista.


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Nota legale: Il presente articolo è redatto a scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituisce parere legale né consulenza professionale e non instaura alcun rapporto di mandato professionale tra il lettore e lo Studio Legale Celotti. Per qualsiasi questione specifica relativa alla propria situazione, si raccomanda di rivolgersi a un avvocato. Aggiornato al 15 marzo 2026.