Note a margineallucinazioniIA generativa

IA e giurisprudenza: allucinazioni nell’era digitale


25 Marzo 2026|Intelligenza Artificiale|avv.celotti

L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa e dei Large Language Models (LLM) ha promesso di rivoluzionare lo studio legale, automatizzando ricerche complesse e redazione di atti. Tuttavia, questa corsa all'efficienza nasconde un insidioso paradosso: le allucinazioni. Nel contesto legale, questa deviazione tecnologica può trasformarsi in un incubo deontologico e procedurale, portando alla creazione di precedenti giurisprudenziali inesistenti, con conseguenze devastanti per l'avvocato e il cliente.

Perché l'Intelligenza Artificiale "allucina" le Sentenze?

Ma perché questi sofisticati sistemi incorrono in errori così grossolani, generando citazioni formalmente ineccepibili ma contenutisticamente false? La risposta risiede nella natura stessa dei LLM. A differenza dei database giuridici tradizionali, come Italgiure o le banche dati degli editori privati, che contengono testi reali organizzati per categorie, i LLM sono predittori probabilistici di parole. Non consultano una "verità" fattuale; piuttosto, basandosi su un vasto corpus di testo di addestramento, calcolano quale sia la sequenza di parole più verosimile in risposta a un input.

Questo meccanismo di "autocompletamento potenziato" è progettato per la plausibilità, non per l'accuratezza. Se un avvocato chiede a un LLM generico di trovare un precedente su un tema specifico, il sistema cercherà di comporre una frase che "suona come" una citazione legale corretta, utilizzando termini giuridici appropriati, nomi di partizioni e date credibili. Il risultato è una citazione che sembra autentica all'occhio, ma che non ha alcun riscontro nella realtà processuale. Questa è la definizione tecnica di allucinazione: un output che è internamente coerente ma esternamente falso. Il rischio è amplificato dal fatto che i LLM sono progettati per essere coerenti e persuasivi, rendendo l'errore ancora più difficile da individuare.

I Casi Giurisprudenziali Globali: Da Mata v. Avianca a Harber v. HMRC

🇺🇸 Il caso Mata v. Avianca (USA, 2023)

Il caso capofila che ha scosso la comunità legale globale è Mata v. Avianca (USA, 2023). In questa causa per lesioni personali, gli avvocati della parte attrice hanno depositato una memoria difensiva citando sei sentenze federali che si sono rivelate totalmente fittizie. Il giudice P. Castel, dopo aver tentato invano di rintracciare i precedenti nei database ufficiali, si è avveduto della falsità. Durante l'udienza, gli avvocati hanno ammesso di aver utilizzato ChatGPT per la ricerca, senza verificare i risultati alla fonte. Il giudice Castel ha sanzionato i legali con una multa di 5.000 dollari, motivando la decisione con la violazione del dovere di diligenza e lealtà verso la Corte, sottolineando come l'affidamento cieco a un'IA non costituisca una scusa valida per la presentazione di prove false. La sanzione non è stata solo pecuniaria ma anche morale, incidendo pesantemente sulla reputazione dello studio legale.

🇬🇧 Il caso Harber v. HMRC (UK, 2023)

Non si tratta di un caso isolato. Nel Regno Unito, il caso Harber v. HMRC (2023) ha visto una ricorrente pro se depositare nove citazioni giurisprudenziali create da un'IA. Anche in questo caso, il giudice tributario si è accorto che le sentenze erano inventate e ha rigettato il ricorso, evidenziando come l'utilizzo non verificato di questi strumenti comprometta l'integrità del processo. Altri episodi, pur meno noti, indicano che questa è una tendenza allarmante per le magistrature mondiali, costrette a un lavoro supplementare di verifica.

🇮🇹 I casi italiani: un filone giurisprudenziale in rapida formazione

Il fenomeno non ha risparmiato l'Italia. Tra il 2025 e il 2026, i tribunali italiani hanno iniziato a costruire una giurisprudenza specifica, con orientamenti sempre più netti.

Tribunale di Firenze, Sezione Imprese, Pres. Ghelardini - Rel. Grasselli, ordinanza 14 marzo 2025. Un avvocato ammette che una collaboratrice dello studio aveva usato ChatGPT per la ricerca giurisprudenziale. Il sistema aveva inventato numeri di sentenze della Corte di Cassazione, alcune delle quali — pur apparentemente verosimili — non avevano alcun riscontro nelle banche dati ufficiali e nulla a che vedere con la materia del contendere. Il Tribunale ha escluso la condanna per lite temeraria rilevando la buona fede del titolare e l'assenza di danno diretto alla linea difensiva avversaria. Il caso resta però il primo documentato in Italia in cui un giudice riconosce espressamente il fenomeno delle allucinazioni da IA in un procedimento.

Tribunale di Verona, II Sez. civ., sentenza n. 4203/2025. Un avvocato ha depositato un atto generato da IA senza accorgersi che il testo conteneva ancora un prompt del sistema — una risposta automatica che chiedeva istruzioni su come proseguire il lavoro. Il giudice ha ravvisato colpa grave, applicando l'art. 96 c.p.c. con una sanzione complessiva di 2.800 euro, di cui 1.800 a favore della controparte e una quota aggiuntiva di 1.000 euro a favore della cassa delle ammende, "a fronte del rilievo della manifesta infondatezza dell’opposizione e dall’evidente ricorso (non sufficientemente controllato) ad sistema di intelligenza artificiale nella redazione dell’atto introduttivo". Il caso dimostra che il rischio non riguarda solo le sentenze inventate, ma qualsiasi atto depositato senza una lettura critica dell'output.

Tribunale di Torino, sentenza 16 settembre 2025, n. 2120. La Sezione Lavoro ha censurato duramente un avvocato che aveva impugnato un'ingiunzione di pagamento affidandosi in modo acritico agli output di un sistema di IA. Il ricorso si sostanziava in un insieme di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico e in gran parte inconferenti rispetto al tema della causa.

Tribunale di Latina, sentenza 23 settembre 2025, n. 1034. Lo stesso difensore aveva presentato centinaia di ricorsi identici, redatti in modo seriale con l'ausilio dell'IA, in cause di accertamento negativo di crediti contributivi, tutti caratterizzati, secondo il Giudice, da scarsa qualità e dalla totale mancanza di pertinenza o rilevanza degli argomenti utilizzati. La condanna per responsabilità aggravata è scattata per malafede o grave negligenza.

Tribunale di Ferrara, ordinanza 20 febbraio 2026. Un avvocato ha presentato come prova documentale una chat avuta con ChatGPT in un ricorso relativo a un incidente stradale mortale. Il giudice ha dichiarato quella conversazione giuridicamente inesistente, stabilendo una regola categorica: l'output di un chatbot non costituisce mai una prova, nemmeno di tipo indiziario, in assenza di supervisione umana e verifica delle fonti. Il Tribunale ha inoltre richiamato la legge italiana n. 132/2025 (recepimento dell'AI Act), che impone al professionista intellettuale di informare esplicitamente il cliente dell'utilizzo di sistemi di IA.

Tribunale di Siracusa, II Sez. civ., sentenza 20 febbraio 2026, n. 338. Il giudice ha rilevato che il difensore aveva inserito in una memoria quattro precedenti della Cassazione inesistenti: le massime virgolettate erano state costruite ex novo dal sistema di IA, prive di qualsiasi riscontro nel CED della Cassazione. Il tribunale ha stabilito che l'utilizzo acritico di strumenti di IA generativa, senza verifica dell'attendibilità degli output mediante consultazione delle fonti primarie, integra gli estremi della colpa grave. Il cliente ha perso la causa ed è stato condannato a corrispondere importi a titolo di spese di lite e sanzioni complessivamente superiori a 30.000 euro.

Il Rischio per l'Avvocato Italiano: Deontologia e Lite Temeraria

L'errore dell'avvocato che deposita un atto con allucinazioni non è solo un "errore tecnologico", ma una grave violazione deontologica. L'art. 12 del Codice Deontologico Forense impone all'avvocato il dovere di diligenza, specificando che "l’avvocato deve svolgere la propria attività con coscienza e diligenza, assicurando la qualità della prestazione professionale.". L'affidamento a un'IA che inventa i fatti costituisce una negligenza professionale. Inoltre, un'azione di questo tipo può configurare un'ipotesi di lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c., esponendo il cliente e l'avvocato a sanzioni e a una condanna alle spese più pesanti. È un esempio classico di "pigrizia algoritmica", dove l'avvocato delega una funzione critica senza esercitare l'indispensabile controllo.

IA, giurisprudenza e allucinazioni

Come usare l'IA in modo sicuro: la soluzione RAG

Il futuro dell'IA legale non sta nel bandire questi strumenti, ma nel loro utilizzo responsabile e nell'integrazione di sistemi avanzati. La soluzione tecnica per superare le allucinazioni è la "Retrieval-Augmented Generation" (RAG). Come mostrato chiaramente nell'infografica di confronto, un sistema IA con RAG non genera l'output da solo, ma interroga prima database giuridici reali e verificati. Solo dopo aver recuperato le informazioni esatte, il LLM viene utilizzato per riassumere o formulare la risposta, citando le fonti autentiche. Questo "ancoraggio" alla verità processuale è l'unico argine all'errore tecnologico.

In conclusione, l'intelligenza artificiale deve essere considerata un "assistente" e non un "sostituto" del giurista. L'avvocato è e deve restare l'ultimo baluardo della competenza e della responsabilità professionale. La verifica alla fonte, l'approccio critico e la comprensione dei limiti della tecnologia restano requisiti imprescindibili per la pratica forense nel XXI secolo. La verità processuale richiede rigore, non una plausibile invenzione algoritmica.