Opportunità e sfide: cosa cambia per autori, creatori e imprese nella nuova era dell'IA
I modelli di IA generativa vengono addestrati su enormi quantità di testi, immagini e suoni raccolti dal web, spesso senza il consenso degli autori e senza pagare alcun compenso.
Il Parlamento europeo rileva prove di raccolta non autorizzata di opere, mancato rispetto dei diritti riservati e uso di fonti usurpative da parte di numerosi fornitori di IA.
I contenuti generati dall'IA imitano stili e opere umane, competendo direttamente con i creatori e rischiando di deprezzarne il lavoro e i redditi.
Le attuali clausole di opt-out (riserva dei diritti) sono poco pratiche, spesso aggirate e prive della trasparenza necessaria per una tutela efficace.
Riconosce eccezioni per text and data mining (TDM) a fini di ricerca e introduce l'opt-out per usi commerciali.
Primo quadro normativo mondiale sull'IA: impone obblighi di trasparenza ai fornitori di modelli a finalità generale (GPAI), incluse le policy sul diritto d'autore.
Capitolo specifico sul diritto d'autore, in vigore dal 2 agosto 2025. Ha natura volontaria: non tutti i fornitori lo hanno sottoscritto.
Il Parlamento europeo chiede nuove tutele, trasparenza sulle opere usate per l'addestramento e remunerazione equa per i creatori.
Automatico, senza registrazione: vale per testi, immagini, musica, video, codice
Sintesi pubblica dei dataset usati: obbligo per i fornitori di modelli GPAI dal 2025
Diritto a compenso per i creatori le cui opere vengono usate nei dataset di addestramento IA
La Risoluzione del PE del 10 marzo 2026 non è vincolante: esprime l'orientamento del Parlamento e sollecita la Commissione a intervenire con atti legislativi. La situazione è in evoluzione e si attendono nuove proposte normative della Commissione europea. La direttiva 2019/790 e l'AI Act (Reg. 2024/1689) restano, ad oggi, i riferimenti giuridici primari.